Februari 16, 2026
Home » DI COME DON CHISCIOTTE E SANCHO PANZA SI FECERO MARINAI
PB-foto-blog-Kokoro-2026-02-11T110952.563.jpg

Del­la mor­te di don Chi­sciot­te ci rac­con­ta Cer­van­tes nell’ultimo capi­to­lo del secon­do libro. Ma del fat­to che que­sta mor­te sia avve­nu­ta dav­ve­ro non sono mai sta­to real­men­te con­vin­to. Anzi­tut­to per­ché fidar­si di un roman­zie­re, che lavo­ra con la sua fan­ta­sia, non è mai una buo­na idea, vista la fol­lia a cui i roman­zi stes­si han­no por­ta­to così tan­te per­so­ne dab­be­ne. In secon­do luo­go per­ché, a ben vede­re, lo scrit­to­re si dilun­ga nel rac­con­tar­ci le ulti­me volon­tà dell’Ingenioso Hidal­go, ma non si sof­fer­ma più di tan­to sull’istante del­la sua morte. 

Il sospet­to è diven­ta­to cer­tez­za lo scor­so otto­bre, duran­te la Sagra di Bag­gio. Bighel­lo­nan­do tra le ban­ca­rel­le, ho tro­va­to un vec­chio qua­der­no ingial­li­to, la cui coper­ti­na mi ricor­da­va i tem­pi del­la scuo­la e, distrat­ta­men­te, l’ho acqui­sta­to per due sol­di. È rima­sto a lun­go su uno scaf­fa­le di casa mia, dimen­ti­ca­to, fino a ieri sera. Non imma­gi­na­te lo stu­po­re che ho pro­va­to nel tro­va­re, tra le pagi­ne inton­se, le due pagi­net­te che ho deci­so qui di ritra­scri­ve­re, che reca­va­no il tito­lo «Di come don Chi­sciot­te e San­cho Pan­za si fece­ro mari­nai». Del­la loro auten­ti­ci­tà, per­so­nal­men­te, non ho dub­bi, ma sarà cer­to com­pi­to di stu­dio­si ben più seri e tito­la­ti di me ren­de­re ragio­ne dell’eccezionale scoperta. 

Pesti e lace­ri dall’ultima avven­tu­ra, cava­lie­re e scu­die­ro giun­se­ro pres­so una radu­ra, in quel­la ter­ra anco­ra sco­no­sciu­ta dove il corag­gio li ave­va con­dot­ti, nel cuo­re di un ampio spa­zio di fore­sta che il cre­sce­re del­le case ave­va rispar­mia­to. Era noto, quel luo­go, come «il Par­co del­le Cave», for­se in ricor­do del­le scin­til­lan­ti minie­re ormai abban­do­na­te da cui, in pas­sa­to, era­no cer­ta­men­te emer­se ster­mi­na­te ric­chez­ze. Si fer­ma­ro­no sul­le rive di un pic­co­lo lago, poco più di una poz­za d’acqua. Le acque, geli­de in quel rigi­do inver­no, ser­vi­ro­no tan­to a mon­da­re cor­pi e abi­ti dal fan­go e dal san­gue, quan­to a dare sol­lie­vo alle pove­re mem­bra dei nostri eroi già tut­te coper­te di livi­di. Ebbe­ro così un po’ di ripo­so e si pote­ro­no dedi­ca­re a riar­ti­co­la­re, oltre agli arti ormai pesti, anche qual­che idea sul­le avven­tu­re pas­sa­te e su quel­le futu­re. Tra­scor­se­ro, così, una buo­na mezz’ora in silen­zio, cul­lan­do i pen­sie­ri nel flui­re del­le acque, fin­ché gli spruz­zi pro­vo­ca­ti da un bal­zo repen­ti­no di una tro­ta iri­da­ta non spez­za­ro­no il silenzio.

Ride­sta­ti­si – il Cava­lie­re dagli amo­ro­si pen­sie­ri che era soli­to rivol­ge­re alla divi­na Dul­ci­nea e lo scu­die­ro dal­la con­sue­ta pre­oc­cu­pa­zio­ne per la pro­mo­zio­ne a gover­na­to­re che gli appa­ri­va sem­pre più lon­ta­na – pre­se­ro a par­la­re tra loro di quan­to il mon­do aves­se anco­ra biso­gno del­le pro­dez­ze del­la caval­le­ria, per­ché a così tan­ti tor­ti era sot­to­po­sta la pove­ra gen­te da dispe­ra­re, ormai, che esi­stes­se qual­cu­no capa­ce di por­ta­re aiuto. 

V’era lì, poco distan­te dai due, un pic­co­lo grup­po di fan­ciul­li che se ne sta­va­no all’ombra di un gran­de tiglio, un po’ anno­ia­ti, un po’ distrat­ti, a ozia­re, incu­ran­ti del cava­lie­re e del suo scu­die­ro, le teste chi­ne su stra­ni dispo­si­ti­vi che, come spec­chi, sem­bra­va­no impos­ses­sar­si di tut­ta la loro atten­zio­ne. Quan­do li scor­se, il Cava­lie­re dal­la Tri­ste Figu­ra, mas­sag­gian­do­si una spal­la che da gior­ni non era più in gra­do di sol­le­va­re se non con l’aiuto dell’altro brac­cio, disse:

— Il male, San­cho, avvin­ce a sé i cuo­ri di tut­ti e regna ormai spie­ta­ta­men­te non solo in que­sta ter­ra, ma, io temo, in tut­te le lan­de dell’immenso mon­do. Ma ciò che mi pre­oc­cu­pa mag­gior­men­te è il desti­no di tan­te fan­ciul­le e di tan­ti fan­ciul­li che appa­io­no ormai con­dan­na­ti a non cono­sce­re l’eroismo del­le anti­che sto­rie, che ormai nes­su­no più rac­con­ta. Guar­da quel mani­po­lo di ragaz­zi: è cer­to che un incan­te­si­mo li ten­ga pri­gio­nie­ri, altri­men­ti sareb­be­ro occu­pa­ti in gio­chi e fan­ta­sie, come è bene che sia­no sem­pre le gio­va­ni vite, per pre­pa­rar­si alle avven­tu­re che dovran­no affron­ta­re una vol­ta cresciuti.

— Vos­si­gno­ria dice cose trop­po dif­fi­ci­li per un pove­ro scu­die­ro qual sono io — rispo­se tosto San­cho — ma io temo che, se il mon­do andrà avan­ti così, non saran­no cer­to le favo­le a man­ca­re ai fan­ciul­li, ma un buon pez­zo di pane o, quan­to­me­no, il for­mag­gio da met­ter­gli sopra. Cosa se ne faran­no, i pic­co­li, di eroi­smo e di caval­le­ria se non avran­no un mestie­re sicu­ro e one­sto che dia loro modo di pro­cu­rar­si un desco e tut­to il neces­sa­rio per imban­dir­lo? «Con la pan­cia vuo­ta non si ragio­na», era soli­to dire un mio lon­ta­no paren­te. E subi­to aggiun­ge­va: «la pan­cia pie­na fa sta­re zit­ta la testa». 

— Ma dove vai a para­re, San­cho — stril­lò don Chi­sciot­te stiz­zi­to — met­ten­do­ti a infil­za­re pro­ver­bi e det­ti sen­za fine? I pro­ver­bi dicon tut­to e il suo con­tra­rio e non è cer­to di tali insi­pien­ti meschi­ni­tà che han biso­gno i ragaz­zi, ma del corag­gio di impa­ra­re, di sogna­re, di viag­gia­re erran­ti per il mon­do, che sareb­be così bel­lo e nobi­le se solo i per­fi­di truc­chi degli incan­ta­to­ri non lo ren­des­se­ro vol­ga­re e sciatto.

— Non se la pren­de con me, mio Signo­re — fece quel­lo — se non ho stu­dia­to a Madrid o a Sala­man­ca! Ma d’altronde, tut­ti quel­li che han stu­dia­to, lo vede bene anche la signo­ria vostra, come han ridot­to il mon­do? Se ne stan­no chiu­si nel­le loro came­re impol­ve­ra­te, nul­la san­no del­la pove­ra gen­te che, a furia di libri e libri che dicon tut­ti cose diver­se, non sa più cos’è fal­so e cos’è vero. Sarò un pove­ro igno­ran­te, ma per­fi­no io ho gli occhi per vede­re che con i libri non ci si riem­pie la pan­cia: «pri­ma il pane e poi la mora­le», dice­va quel mio parente. 

— Taci, una buo­na vol­ta e lascia par­la­re chi ha il cuo­re gran­de e sem­pre pron­to ad aggiu­star tor­ti! — ribat­té tosto don Chi­sciot­te. — A que­sta ini­qui­tà noi por­re­mo rime­dio, caro San­cho, come è vero che mi chia­mo Don Chi­sciot­te dal­la Man­cia. Guar­da que­sto immen­so mare che ci sta davan­ti: visto da lon­ta­no sem­bra pla­ci­do, ma non appe­na ti avvi­ci­ni si pale­sa­no gor­ghi e rapi­de. Se lo si vuol attra­ver­sa­re, ser­ve una bar­ca robu­sta: vedi bene come i rami e le foglie sec­che son tra­sci­na­te giù nel fon­do. Ecco, la vita dei fan­ciul­li è come quest’acqua appa­ren­te­men­te pla­ci­da ma pie­na di insi­die. Tu e io, caro San­cho, costrui­re­mo un navi­gio robu­sto e ci fare­mo mari­nai e inse­gne­re­mo ai gio­va­ni figli e alle gio­va­ni figlie di que­sta regio­ne l’arte del navi­ga­re. Anche il nobi­le Apol­lo­nio, che fu nobi­lis­si­mo tra i cava­lie­ri, come è scrit­to nel Romans d’Apollonius de Tyr, (Li romans d’Apollonius de Tyr è un roman­zo del XII seco­lo, di auto­re ano­ni­mo, scrit­to in fran­ce­se anti­co e ispi­ra­to a un testo più anti­co, com­po­sto pro­ba­bil­men­te tra il III e il V seco­lo in lati­no tar­do. NdR) abban­do­nò il suo destrie­ro e le nobi­li armi e strin­se una gome­na inve­ce di una spa­da, aven­do per scu­do un pap­pa­fi­co. Attra­ver­sò mari peri­glio­si e mai tre­mò, nep­pu­re di fron­te a onde che era­no alte più assai di quei gigan­ti che insie­me affron­tam­mo nel nostro pri­mo viaggio. 

Al che rispo­se il buon San­cho: — Signor mio, dove sareb­be que­sto mare peri­glio­so? Io vedo qui davan­ti poco più di una poz­za, sen­za nep­pu­re un fiu­me che entri ad ali­men­tar­la e le cui rive si pos­so­no per­cor­re­re nel bre­ve tem­po in cui si can­ta una can­zo­ne! In tut­ti i casi si com­piac­cia, per cari­tà, di lasciar­mi fuo­ri da que­sta sua nuo­va avven­tu­ra, che io non so affat­to nuo­ta­re, né in que­sto sta­gno, né in quel­lo del mio pae­se, dove, anzi, da ragaz­zo qua­si vi affo­gai un gior­no, inse­guen­do un’oca che s’era deci­so di cuci­na­re per la festa del San­to Patro­no. L’acqua non fa per me, pove­ro con­ta­di­no! E temo, a dire il vero, che nep­pu­re fac­cia per voi, ché con pet­to­ra­le, spal­lac­cio, pan­ze­ra e coscia­li, fare­ste, nell’acqua, la stes­sa fine che fa un sasso!

— Pigro e pau­ro­so scu­die­ro che non sei altro — rispo­se il cava­lie­re — non mi stu­pi­sce che il mio anti­co nemi­co, il mago Fre­sto­ne, si acca­ni­sca su di te e tra­sfor­mi nel­la tua men­te sem­pli­ce la vasti­tà del mare in una poz­za d’acqua mor­ta. Se rinun­cias­si­mo noi per timo­re di un poco di umi­di­tà, non potrem­mo mai dare ai gio­va­ni cuo­ri l’ardore dell’avventura e del viag­gio per lo ster­mi­na­to mon­do! Alza­ti su, non per­der tem­po, vin­ci la pigri­zia e scon­fig­gi la pau­ra: dedi­che­rò il mio impe­gno ardi­men­to­so a Dul­ci­nea, che nel Tobo­so è la più bel­la tra tut­te le bel­le, e la più nobi­le e deli­ca­ta tra tut­te le crea­tu­re. E tu mi aiu­te­rai a costrui­re il più impo­nen­te e sicu­ro di tut­ti i vascel­li. Con esso, insie­me a que­sti gio­va­ni ami­ci, attra­ver­se­re­mo il mare del­la cul­tu­ra che mai ha fine; incon­tre­re­mo di cer­to i mostri e i bri­gan­ti di cui par­la­no le sto­rie, ché esse mai men­to­no. Ma paghe­re­mo que­sto prez­zo, per mostra­re ai pic­co­li il mon­do inte­ro, immen­so e mera­vi­glio­so! E chis­sà mai che in que­sto ster­mi­na­to ocea­no non si giun­ga final­men­te all’isola che ti ho pro­mes­so tan­ti anni fa, così che tu, reso sag­gio dal­le avven­tu­re, pos­sa diven­tar­ne il governatore.

Così, sen­za più esi­ta­re e incu­ran­ti dei col­pi che le ulti­me avven­tu­re ave­va­no infer­to ai loro cor­pi, don Chi­sciot­te e San­cho si mise­ro al lavo­ro, il pri­mo affin­ché la nobi­le arte del­la caval­le­ria potes­se diven­ta­re di spro­no per le gio­va­ni men­ti, il secon­do per­ché già sogna­va gli agi e le tavo­le ban­di­te dell’agognata cor­te. Tra­sfor­ma­ta la spa­da in ascia e la lan­cia in tra­pa­no, arran­gia­ro­no a zat­te­ra del­le vec­chie assi di legno, cer­to un tem­po ser­vi­te da stab­bia per le vac­che, che tro­va­ro­no poco lontano. 

Il tram­bu­sto destò l’attenzione dei ragaz­zi, sì che cin­que di loro, incu­ran­ti del­le risa­te e del­le celie degli altri, abban­do­na­ro­no i loro ozi e si mise­ro a osser­va­re l’alacre lavo­ro dei due stram­pa­la­ti sco­no­sciu­ti fino al tra­mon­to del sole. Il gior­no dopo, però, di nuo­vo cor­se­ro al pra­to di buon mat­ti­no e, vin­ta la timi­dez­za e la dif­fi­den­za, comin­cia­ro­no loro stes­si a sega­re, pial­la­re e pren­der misu­re. La più gran­de dei cin­que, che rispon­de­va al nome di Eli­sa­bet, cor­se finan­che al limi­te del­le case e, entra­ta di soc­quat­to in una locan­da, sot­tras­se due len­zuo­la che se ne sta­va­no appe­se ad asciu­ga­re, sic­ché ebbe­ro stof­fa da cuci­re insie­me e pre­pa­ra­ro­no alla bell’e meglio una gran­de vela. Matìa e Rafael si occu­pa­ro­no di impe­cia­re lo sca­fo, Sofía pen­sò alla cam­bu­sa (per­ché nel­le avven­tu­re c’è pur sem­pre biso­gno di man­gia­re) men­tre Ale­jan­dro allie­ta­va il grup­po con sto­riel­le e facezie.

Don Chi­sciot­te e San­cho lavo­ra­ro­no per tre gior­ni e tre not­ti, a dispre­gio del­la stan­chez­za e del­la fame. Ogni sera, al tra­mon­to, i cin­que gio­va­ni ami­ci rin­ca­sa­va­no, per ritor­na­re tosto al mat­ti­no, poi­ché da tem­po non era­no sta­ti tan­to così lie­ti di fare qual­co­sa insie­me e di sogna­re avven­tu­re. Sic­ché al ter­mi­ne dell’opera, una zat­te­ra abba­stan­za resi­sten­te per affron­ta­re i vor­ti­ci e le cor­ren­ti del più tumul­tuo­so degli ocea­ni, fu final­men­te varata. 

E poi­ché i veri cava­lie­ri, pur copren­do­si d’onore, san­no bene che l’orgoglio è il più orren­do dei pec­ca­ti, don Chi­sciot­te chia­mò il suo velie­ro Pic­cio­let­ta bar­ca, temen­do più gli abis­si di un cuo­re super­bo che il fon­do stes­so del mare. Cari­ca­to a for­za sul navi­gio il pro­de Ron­zi­nan­te (che di que­sta avven­tu­ra pro­prio sem­bra­va non voler­ne sape­re), invi­ta­ti i gio­va­ni ami­ci a sali­re e inca­ri­ca­to San­cho di mol­la­re le cime e di sal­ta­re tosto a bor­do, il pro­de cava­lie­re si mise al timo­ne per una nuo­va avven­tu­ra, la pri­ma che vis­se in com­pa­gnia di cuo­ri gio­va­ni, inno­cen­ti e valorosi. 

Situs Informasi Kunci Jawaban PR semua Mata Pelajaran

Kunci Jawaban PRNews
Berita Teknologi
Berita Olahraga
Sports news
sports
Motivation
football prediction
technology
Berita Technologi
Berita Terkini
Tempat Wisata
News Flash
Football
Gaming
Game News
Gamers
Jasa Artikel
Jasa Backlink
Agen234
Agen234
Agen234
Resep

Download Film
kunci jawaban
kunci jawaban brain out
kunci jawaban tebak gambar
kunci jawaban tema
kunci jawaban halaman
kunci jawaban tema 1 kelas 5
kunci jawaban tema 1 kelas 4
kunci jawaban tebak kata shopee
kunci jawaban tebak gambar level 8
kunci jawaban tebak gambar level 9
kunci jawaban matematika kelas 5
kunci jawaban tebak gambar level 4
kunci jawaban tebak gambar level 6
kunci jawaban tema 1 kelas 6
kunci jawaban matematika
kunci jawaban matematika kelas 5 halaman 75
kunci jawaban tebak gambar level 7
kunci jawaban kelas 5
kunci jawaban tema 6
kunci jawaban tema 5
kunci jawaban kelas 4
kunci jawaban tts
kunci jawaban tema 2
soal ujian kelas 6 2022 dan kunci jawaban
kunci jawaban kelas
kunci jawaban tebak gambar level 5
soal matematika kelas 5 pecahan dan kunci jawaban
kunci jawaban tema 2 kelas 5 halaman 16
kunci jawaban matematika kelas 6
kunci jawaban brain test
kunci jawaban tebak gambar level 10
kunci jawaban tema 2 kelas 6
kunci jawaban tema 9 kelas 5
kunci jawaban tebak gambar level 11
kunci jawaban tema 4
kunci jawaban tebak gambar level 3
kunci jawaban tema 2 kelas 6 halaman 3
kunci jawaban tema 3
kunci jawaban tema 2 kelas 5 halaman 54
kunci jawaban tema 1
kunci jawaban tebak gambar level 12
kunci jawaban matematika kelas 4
kunci jawaban kelas 3
kunci jawaban wow
kunci jawaban tema 3 kelas 5 halaman 23
kunci jawaban tebak gambar level 13
kunci jawaban tema 6 kelas 5 halaman 71
kunci jawaban buku tematik kelas 4 tema 1 indahnya kebersamaan
kunci jawaban tema 2 kelas 6 halaman 27
kunci jawaban tema 2 kelas 4

Tinggalkan Balasan

Alamat email Anda tidak akan dipublikasikan. Ruas yang wajib ditandai *